IL MIO MIGRANTE È IL MIGRANTE INUTILE

Lezioni di umanità da Domenico Quirico.

Trascrizione di un intervento in RAI del giornalista e scrittore Domenico Quirico sul tema dell’immigrazione.

<< Io credo che il problema della migrazione non sia un problema di compassione o di bontà. É un terreno su cui non mi ci pongo: non devo accogliere il migrante perché io sono buono o cacciarlo perché io sono cattivo, questo è un termine che non m’interessa, ma è un problema di diritti.

Attenzione di diritti! E non soltanto nel senso che i richiedenti asilo che vengono dai paesi in guerra hanno il diritto, non è che gli viene riconosciuto come una bontà; hanno il diritto di essere accolti perché c’è una convenzione internazionale che abbiamo firmato, insieme a tutti i paesi del mondo, meno, credo, la Corea del Nord, ma in Corea del Nord non ci va nessuno, cercano di scappare più che di andarci. Quindi dobbiamo accoglierli. Non è la Merkel, Renzi o qualcun altro che dice – Sono buono vi prendo – li deve prendere!

Il problema dei diritti è anche nei confronti di quelli che non vengono da questi paesi o non sono il cosiddetto, deprecato, terrificante, “migrante economico” e spiego anche perché: perché noi siamo quello che siamo o diciamo di essere, l’Occidente, la democrazia, l’Europa e lo siamo perché ce lo siamo inventato noi il diritto. Nel momento in cui abbiamo applicato il concetto di diritto, che è sempre esistito nella storia umana, ma sempre applicato a dei gruppi: io ho un diritto se sono cattolico e non sono protestante, se sono mercante e non sono plebeo, se sono principe, se sono nobile e non sono borghese. L’abbiamo applicato all’uomo astratto, ovvero all’uomo in quanto uomo, senza aggettivi, che sia ottentotto, americano, francese o turco, cattolico, musulmano o ateo. Questa è l’invenzione dell’Occidente, non è la macchina a vapore, è questa l’invenzione dell’Occidente. 1700, la grande rivoluzione e la nascita degli Stati Uniti d’America, che lottavano come colonia contro i colonizzatori inglesi.

Noi oggi facciamo il percorso inverso, non andiamo dal concetto di diritto in senso astratto ad ogni uomo, ma facciamo quello che è stato fatto prima, cioè lo applichiamo a qualcuno: – Io sono europeo, ho un passaporto, sono occidentale, ho dei diritti, tu da dove vieni ? – La prima domanda, la domanda più idiota, che viene fatta al migrante qual’é : – Tu da dove vieni? – Non viene da nessuna parte, viene da due anni di viaggio nella disperazione e nel dolore. Però gli si chiede – Tu da dove vieni?– Io vengo dall’Eritrea – Eh no, mi dispiace, il concetto di diritto per te non vale, torna da dove sei venuto, il diritto vale solo per noi perché siamo all’interno del paradiso, del superattico dell’Occidente. –

Questa è la negazione di ciò che siamo e nel momento in cui neghiamo tutto questo ci disintegriamo, non abbiamo più alcuna funzione nella storia del terzo millennio, non siamo più niente.

Il migrante mi offre una possibilità, la offre a me, di dimostrare di essere quello che devo essere, ed è la più straordinaria occasione storica, forse l’ultima che questa parte del mondo ha.

Nel momento in cui gli dici : – No guarda, tutto quello che scriviamo, diciamo, le costituzioni, i magnifici libri, i discorsi dei vari anniversari, ma tutte parole, valgono solo per noi, ma non valgono per te, perché questo è un paradiso ma a numero chiuso, la torta non bisogna dividerla in troppe fette, perché se no diventa troppo piccola. –

Allora è lui che aiuta me, non io che aiuto lui. A me “il migrante utile” non interessa, il concetto di ‘accolgo il migrante perché mi porta delle cose, mi fa diventare più ricco, mi aumenta il Pil, lo metto a fare dei lavori che io non faccio più’ non me ne importa niente!

A me quello che interessa è “il migrante inutile” quello che quando arriva lì, a Lampedusa o a Pozzallo o in altri posti, lo tocco con i guanti di gomma, come non faccio neanche più con le bestie, e mi metto la mascherina perché ho paura dei contagi, quello è “il mio migrante”, quello che io ho il dovere di accogliere perché non sa fare niente, non è niente.

È quello che una volta chiamavano il povero, si mette sulla battigia, alza le braccia e dice – Io sono qua, aiutatemi – , è quello che io devo aiutare ad accogliere non l’altro che ce la può fare perché ha tre titoli di studio e magari posso integrare nella nostra attività economica. >>

Domenico Quirico ha vinto recentemente il Premio Terzani con il suo libro «Succede ad Aleppo» edito dalla casa editrice Laterza.

Quirico segue le vicende dell’Africa e del mondo arabo da più di vent’anni, nel 2013 è stato vittima di un lungo sequestro durato più di cinque mesi in territorio siriano da parte di un gruppo di ribelli, esperienza che ha narrato nel volume «Il paese del male: 152 giorni in ostaggio in Siria», edizione Neri Pozza.

(Intervista video RAI del 28 gennaio 2018.)
Pubblicato il 15/04/2018