SALVINI e LA NEGAZIONE DELLA REALTA’

Di seguito alcuni stralci dei post di Matteo Salvini pubblicati sulla sua pagina personale attraverso la piattaforma social Twitter, dove conta quasi 800.000 iscritti che ogni giorno ricevono continui aggiornamenti.

– […] Vi tengo aggiornati! (25 giugno2018)

– Ottimo pranzo a bordo del volo militare di oggi: cotoletta e patatine! 😁Buona   cena, Amici. (25 giugno)  Tweet corredato da foto con un piatto di cotolette e   patatine sullo sfondo i comandi e le luci della cabina di pilotaggio di un aereo.

– […] onore! (25 giugno 2018)

– Ringrazio di cuore, da ministro e da papà, […] (24 giugno 2018 )

– Buona serata, Amici che fate? Tranquilli […] (24 giugno 2018)

– Senza parole. Posso dire che mi fa schifo e che mi vergogno io per           lui?  (riferendosi al giornalista Furio Colombo)  ( 24 giugno 2018 )

– […] Buonanotte Amici! (23 giugno 2018)

– […] Non è uno scherzo! #teamrosiconi (23 giugno 2018)

– Che fossi razzista, patetico e pericoloso lo sospettavo, ma “perverso” non me lo   aveva mai detto nessuno😁! #rosiconipd (23 giugno 2018 )

– […] Buon sabato Amici, vi voglio bene. ( 22 giugno 2018)

– Amici, io non mollo! […]

– Lo Stato è meglio della mafia (21 giugno)

– Il Popolo italiano non è in vendita

– Gli insulti dei chiacchieroni Macron e Saviano non mi toccano, mi fanno forza. Mentre loro parlano, io oggi sto lavorando per bloccare il traffico di clandestini nel Mediterraneo e per restituire agli italiani le ville sequestrate ai mafiosi. C’è chi parla, c’è chi fa. Bacioni (21 giugno 2018)

– […] Conto su di voi. Passaparola!

– Bacioni a Saviano e agli scafisti.

– Io e lei tifavamo Islanda (ritraendosi in un selfie con una mucca)

– In Italia la musica è cambiata! #chiudiamoiporti

– Che forza la nostra Comunità, amici!

– Dopo una giornata lunga e impegnativa, un po’ di relax coi ragazzi e con la   musica di #Amici17

Il 20 giugno il primo tweet di Salvini parte alle 9:21, l’ultimo alle 00:29 per una sequenza di ben 31 tweet, in cui in 12 di questi sono incorporate fotografie dove è ritratto in primo piano o mezzo busto.

Il linguaggio di Salvini è continuamente “colloquiale”, ha tolto al suo linguaggio tutto ciò che può renderlo formale o, politicamente parlando, “istituzionale”. Salvini si toglie così dall’impaccio di non essere capito, o meglio di non essere compreso dalla fascia di popolazione che più gli interessa, quella che non ha e non ha avuto gli strumenti culturali per sviluppare un linguaggio più composto, più complesso e che conseguentemente ha meno strumenti per sviluppare senso critico e capacità di discernimento. Poi c’è un’altra fascia, quella che gli strumenti per una base culturale medio-alta li ha avuti, ma che coglie nel linguaggio e nelle parole di Matteo Salvini una semplicità di pensiero che risulta estremamente immediata e quindi molto più facile da fruire, da ripetere, da memorizzare, perché non c’è nulla da capire: le frasi, il linguaggio, gli slogan sono talmente immediati che non debbono fornire altre indicazioni, tolgono dall’impaccio di dover capire, di dover ragionare, di porsi questioni. Sì, perché Salvini per lo più afferma, le sue frasi contengono essenzialmente affermazioni che non lasciano né il tempo né le circostanze per creare interrogativi. Si esprime esclusivamente con affermazioni che appaiono soluzioni già preconfezionate, che suonano sempre come delle pacche sulla spalla all’amico a fianco. Ripete ossessivamente “Amici” per poter rendere la sua comunicazione più confidenziale, più intima, eliminando consapevolmente classificazioni istituzionali. Lui è il Ministro degli Interni, ma anche il tuo vicino di casa o l’amico con cui vai a fare una chiaccherata “giù al bar”: in effetti, è assai meno probabile essere raggirati dall’amico che ti sprona dandoti una pacca sulla spalla che da un dirigente politico che conosci solo attraverso le immagini dei giornali o della tv.

Negli ultimi manifesti della Lega che lo ritraggono in primo piano usa la posa del cosidetto “Zio Sam”, un poster americano del 1917 che ritraeva il volto di un veterano col dito puntato che impersonava simbolicamente la nazione, per il reclutamento dei soldati della prima guerra mondiale, riciclato poi anche per incoraggiare i giovani ad arruolarsi durante la seconda guerra mondiale. La scritta sotto l’indice alzato che indica chi guarda il poster è “I want you for U.S. army (Voglio te per l’esercito degli Stati Uniti)”.

 

Salvini quindi implicitamente ci sta dicendo “voglio il tuo voto per farmi diventare premier”, ma non secondario per importanza, nel linguaggio visivo di questi due manifesti, il simbolo di quell’indice alzato è soprattutto quello di dirci “TU”: tu sei il protagonista. Questo meccanismo rientra in una retorica dell’immagine subdola e persuasiva che è quella del richiamo personale a partecipare a “qualcosa di grandioso”, là era la guerra, qui per Salvini è ”fare diventare il NOSTRO PAESE, grandioso” o meglio “TU, col tuo contributo, farai diventare migliore il TUO Paese”: come sottrarsi ad un invito così allettante? Per chi si sente di non contare nulla, di non avere più voce in capitolo, per chi non si sente ascoltato né collettivamente né individualmente.  Quell’ “Amici”, quel “Buongiorno”, quel dito indice puntato, quel “Vi tengo aggiornati”, Salvini fa rientrare tutto in un’enorme chat di whatsapp, dove lui diventa il giostraio che incita a quel riscatto mancato di cui molti, moltissimi sono vittime. Il problema è che la dignità personale non si riacquista con uno slogan, che una ferita individuale causata dall’iniquità sociale non può essere sanata da duemila migranti in meno che invece di mettere piede in Italia vengono lasciati morire in Libia.

Ma Salvini sa perfettamente che “prendere all’amo”strumentalizzando la fragilità e la vulnerabilità delle persone è un ottimo schema per fare “abboccare all’amo” e  assicurarsi consensi e visibilità. Incitando, aizzando, screditando chiunque si opponga o critichi la sua linea di pensiero, Salvini ha rispolverato inconsapevolmente il cosidetto “verisimile” aristotelico¹ cioè quello che il pubblico ritiene possa essere possibile; secondo una logica in cui è molto meglio raccontare quello che le persone credono possibile, anche se è impossibile scientificamente, che non quello che è possibile realmente, soprattutto se questo “possibile” è rifiutato dall’opinione pubblica che nel frattempo l’ha collettivamente censurato.  

Questo sta a significare che se affrontiamo il tema dell’immigrazione, dobbiamo come popolo censurare il fatto che moltissimi individui di origine africana vengono fatti morire nelle carceri libiche, perché non possiamo essere un popolo così cattivo da permettere questo, quindi questa realtà non esiste, è un’invenzione anche se ci sono enormi quantità di testimonianze e documentazioni che provano queste atrocità.  Per cui ci è molto più facile credere che “noi italiani siamo le vere vittime”, vittime di africani che “hanno i soldi per arrivare in Italia, altrimenti non ci arriverebbero”, vittime di africani che “se lavorano rubano il lavoro agli italiani e che se non lavorano delinquono nelle città italiane”. E’ ovviamente più facile capovolgere la realtà e non porsi domande invece di guardare criticamente e in profondità accadimenti e realtà differenti, accettare il dubbio, mettersi in discussione e porsi delle domande.

Verrebbe quasi da chiedersi se siamo più malati di pigrizia, di negazione o di un individualismo sfrenato che non lascia più spazio a nessun tipo di empatia o compassione.

Oppure verrebbe da chiedersi se siamo più stupidi e ignoranti da non capire che se siamo vulnerabili o feriti individualmente per l’iniquità sociale, per la delinquenza e il malaffare lo siamo a causa dello Stato italiano che spesso ha rubato invece di elargire, dei partiti che hanno governato malamente invece di fare politiche basate sui reali bisogni dei cittadini italiani e che hanno lucrato attraverso personalismi e raccomandazioni.

Ma non c’è niente da fare: continuiamo a negare la realtà.

di Chiara Forti

 

 ¹ – A.4.3. Il verisimile. – La retorica antica, Roland Barthes

 

Pubblicato il 26/06/2018

 

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